Fasti Hesperiani – Aprile 2771

Tratto dall’Almanacco dei Fasti Hesperiani, edizione 2018 e.c. 2771 a.U.c, con illustrazioni di Feles Art)

3 Aprile: Festa del Popolo Longobardo; 1450° anniversario dell’ingresso dell’ultima ondata di Antenati dei popoli d’Hesperia.

16 Aprile: Calende lunari di Aprile, Veneralia; inizio del mese lunare; le donne offrono a Venere, celebrando il risveglio della Natura.

19–20 Aprile: Feste della Madre degli Dei, secondo il computo lunare.

19 Aprile: Cerialia; si offre alla Triade Sabina: Cerere, Libero e Libera.

21 Aprile: Natale di Roma e Feste dei Palilia.

22 Aprile: Nonae del mese lunare.

25 Aprile: si tenevano le Robigalia, contro la ruggine dei cereali e le rogazioni dei campi.

28 Aprile – 3 Maggio: Floralia secondo il computo solare; si celebra Flora, forza sempre rifiorente della Rinascita di ogni cosa; come rinascono i fiori, si perpetua in eterno la tradizione italica e romana.

30 Aprile: Idi del mese lunare, in fase di Luna Piena.

“Sistemata la sfera del divino in maniera conforme alle usanze religiose e convocata in assemblea la massa, che nulla, salvo il vincolo giuridico, poteva unire nel complesso di un solo popolo, diede loro un sistema di leggi. Pensando che esso sarebbe stato inviolabile per quei rozzi villici solo a patto di rendere se stesso degno di venerazione per i segni distintivi dell’autorità, diventò più maestoso sia nel resto della persona sia soprattutto grazie ai dodici littori di cui si circondò. Alcuni ritengono che egli adottò il numero in base a quello degli uccelli che, col loro augurio, gli avevano pronosticato il regno. A me non dispiace la tesi di quelli che li sostengono importati dalla confinante Etruria (donde furono introdotte la sedia curule e la toga pretesta), tanto questo tipo di subalterni quanto il loro stesso numero. Essi ritengono che la cosa fosse così presso gli Etruschi dal momento che, una volta eletto il re dall’insieme dei dodici popoli, ciascuno di essi forniva un littore a testa. Nel frattempo la città cresceva in fortificazioni che abbracciavano dentro la loro cerchia sempre nuovi spazi(…). Ormai soddisfatto di tali forze, provvede a dotarli di un’assemblea. Elegge cento senatori, sia perché questo numero era sufficiente, sia perché erano soltanto cento quelli che potevano ambire a una carica del genere. In ogni caso, quest’onore gli valse il titolo di Padri, mentre i loro discendenti furono chiamati Patrizi”. (Tito Livio, Ab Urbe Condita, Liber I)

“Ed ecco Turno appiccare il fuoco divoratore agli scafi lignei delle navi Troiane (…). (…)A llora la santa Madre degli Dei, risovvenendosi che i pini di cui sono fatte le navi erano stati tagliati sulla cima dell’Ida, riempie l’aria del risonare di bronzi percossi e del sibilare di canne di bosso e si lancia per l’aria leggera sul suo carro tirato da leoni per venire ad avvertire Turno: <<Invano spargi incendi con la tua destra sacrilega!>> gli dice <<Io sottrarrò al tuo furore questa parte dei miei boschi, queste loro membra, e non permetterò che il fuoco vorace le distrugga>>. Mentre la Dea parlava si sente il rimbombare di un tuono e subito dopo si abbattono sull a terra rovesci di pioggia mista a grandine saltellante, mentre i fratelli Astrei sconvolgono l’aria e gonfiano le onde con le loro raffiche improvvise, affrontandosi tra loro. (…)Ecco, il legno delle imbarcazioni si ammorbidisce e si tramuta in sostanza corporea, le poppe ricurve prendono l’aspetto di volti, i remi si trasformano in dita e gambe che nuotano, le fiancate in fianchi, la chiglia che sostiene al centro la nave diventa la spina dorsale, le gomene morbide chiome e le antenne braccia. Mantengono il colore ceruleo: divenute N aiadi marine, giocano fanciullescamente con le onde che prima temevano; pur essendo nate sugli aspri monti, si muovono ora in mezzo alle onde cedevoli, per nulla ostacolate dalla loro origine.” (Ovidio, M etamorfosi, Liber XIV)

Proseguendo nel nostro viaggio lungo l’Anno Sacro, giungiamo ad Aprile, il secondo mese: la Natura si risveglia, la Primavera annunciata spavaldamente e guerrescamente da Marzo, vincitore delle nevi e ventoso, assume toni più femminili, gentili, floreali; le festività sono collegate all’aspetto ri-generativo della Divinità: ad aprire il mese, con la Luna Nuova, una offerta a Venere e alla Fortuna da parte delle donne; Venere, dea vincitrice ed amabile le cui effigi erano solite proteggere i giardini e gli orti, viene qui invocata come quella Forza capace di vincere definitivamente l’inverno, facendo sbocciare i fiori e accendendo l’amore nel cuore degli uomini e la passione negli animali. Per questo motivo, una Dea sempre associata all’amore e alla pace, è raffigurata a sua volta armata e vincitrice di città: Venere, da VEN, la Venia che tutto vince, radice della lingua sacra affine a quella di VIN-cere.

La fase di Luna Crescente è invece dedicata alla Madre degli Dei, poiché ad una generazione sul piano fisico corrisponde anche una continua ri-generazione delle manifestazioni divine che dal mondo delle Idee prendono corpo nel nostro, nell’azione di Geni e buoni spiriti.

Tornando alle nostre antiche ed arye compagini di giovani uomini e donne persi nel bosco alla ricerca di un segno, tematica così antica ed indelebile da essere rimasta nelle nostre fiabe e nel folklore europeo per millenni, Aprile è il mese della fine dei vagabondaggi. A cavallo tra la fine di questo mese e l’inizio del mese successivo cadevano in tutto il mondo aryo-europeo feste primaverili di lustrazione del bestiame e di assemblea tra le popolazioni rurali; è durante queste feste che le comunità spesso accoglievano i giovani estromessi da altre compagini, dando vita a nuove aggregazioni etniche, ed è in occasione della pace che queste celebrazioni agresti portavano che si poteva ricostruire un nuovo ordinamento politico nel caso tra i giovani guerrieri del Ver Sacrum e i nativi fosse stata necessario il sacrificio rappresentato da una guerra; è durante una di queste feste, gli arcaici Palilia, o Parilia, del 21 Aprile del 753 a.e.c che i gemelli Romolo e Remo, accettati dalle sparse comunità locali come capi, fondano ritualmente una nuova Urbe: Roma, come il loro antenato Enea, secoli prima, al seguito delle guerre susseguite al ritorno in Italia della stirpe troiana, unì in pace Latini e Dardani, fondando a sua volta un centro urbano sacro, a custodia dei Penati di Ilio. Il viaggio iniziatico sulle orme del Lupo è finito, il Solco è tracciato e un nuovo ciclo è ristabilito.

Un ultimo gravoso sacrificio è richiesto: Remo viola il sacro Solco di fondazione della città, atteggiandosi da nemico, ed anche se è il gemello del fondatore, del Re, deve essere ucciso. Allo stesso modo noi, in questo mese, uccidiamo nelle nostre vite tutto ciò che è tracotante, arrogante, empio, per rivolgere lo sguardo verso la fondazione della nostra Città Aurea; è anche tempo per riflettere sul concetto di Civiltà e di Legge: non dovremmo mai dimenticare che essa ha profonde radici nella Natura e in uno stato auto-indotto di barbarie e di animalità iniziatica, la quale però, all’atto della Fondazione, seppur onorata con attributi divini nelle figure silvestri di Fauno, Silvano, Diana Nemorense, Feronia, deve rimanere separata da quello che è l’ordinamento della Città degli Uomini, immagine terrena della Città Divina eternamente retta dalle Leggi sacre al dio Giove.

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