Gli Auspici per la fondazione della Città Eterna

Condendae urbis auspicia: Enn. apud Cic. De Div. 1, 48, 107*

Curantes magna cum cura, tum cupientes
regni (1) dant operam simul auspicio augurioque (2).
*In monte* Remus auspicio sedet atque secundam
solus avem servat; at Romulus pulcher in alto
quaerit Aventino (5) , servat genus altivolantum.
Certabant, urbem Romam Remoramne (6) vocarent ;
omnibus cura viris uter esset induperator.
Exspectant, veduti consul cum mittere signum
volt, omnes avidi spectant ad carceris oras,
quam mox emittat pictis e faucibus currus:
sic exspectabat populus atque ore timebat
rebus, utri magni victoria sit data regni.
Interea sol albus recessit in infera noctis.
Exin candida se radiis dedit icta foras lux,
et simul ex alto longe pulcherrima(7) praepes (8)
laeva volavit avis. Simul aureus exoritur sol,
avium, praepetibus sese pulchrisque locis dant.
cedunt de caelo ter quattuor corpora sancta (9)
Conspicit inde sibi data Romulus esse priora,
auspicio regni stabilita scamna solumque.

<<Procedendo con gran sollecitudine, desiderosi di regnare si accingono insieme all’auspicio e all’augurio. +Sul monte+ **** Remo siede per l’auspicio e da solo attende che appaia qualche uccello; dal canto suo Romolo dall’aspetto divino osserva il cielo in cima all’Aventino, attende la stirpe degli altovolanti.Gareggiavano per decidere se dovessero chiamare la città Roma o Rémora; tutti attendevano con ansia chi sarebbe stato il sovrano. Aspettano come quando il console sta per dare il segnale nella corsa dei carri e tutti guardano ansiosamente l’apertura dei cancelli, attenti al momento in cui usciranno dalle aperture dipinte i carri: allo stesso modo il popolo aspettava coi volti tesi nell’attesa degli eventi chiedendosi a quale dei due sarebbe toccata la vittoria nella gara per il grande regno. Frattanto il sole lucente si ripose nella profondità della notte. E ora la fulgida luce riapparve raggiante, spinta fuori nel cielo; e nello stesso tempo , lontano, dall’alto, proveniente da sinistra volò un uccello bellissimo,di ottimo auspicio. Appena sorge l’aureo sole, scendono dal cielo, dodici corpi sacri di uccelli posandosi su luoghi fausti e di splendido augurio. Da ciò Romolo comprende che a lui era stata data la preferenza, che in seguito all’auspicio gli era stato assicurato il seggio regale e il territorio>>

* La versione del passo, particolarmente corrotto nei manoscritti del De Divinatione è quella corretta da O.Skutsch; commento e traduzione dell’A.
( 1) I due gemelli divini sono stati consigliati da Numitore di “lasciar giudicare agli Dèi chi avrebbe designato col proprio nome la città e avrebbe regnato su di essa” in Dio. Hal. 1, 86,1.
( 2 ) SI tratta di uno straordinario auspicium e augurium, cioè di una consultazione della volontà divina, di norma per mezzo dell’osservazione di determinate specie di uccelli secondo precise regole giuridico-sacrali, che non trova eguali nella storia di Roma. Per mezzo dell’auspicium si chiede il permesso a Juppiter, il Dio dispensatore di auspici, circa la liceità di compiere un’azione in un determinato giorno: la risposta si/no non può che concernere la validità del solo dies per l’atto, non l’azione in sé; sicché in caso di risposta negativa, essa può sempre essere riproposta. Quest’ultimo concetto giuridico è invece estraneo all’augurium: la risposta positiva o negativa determina la validità una volta per tutte dell’azione. Nella contesa augurale che oppose Romolo a Remo per decidere chi dei gemelli avrebbe dovuto provvedere alla fondazione della città, a stabilirne il nome, quale luogo prescelto avrebbe ospitato la primigenia comunità romana e, il giorno della fondazione sono, eccezionalmente, presenti entrambi i caratteri.
(3) Corruzione nel MS. O. Skutsch corregge “in monte Murcio”: il che può significare che Remo nella versione di Ennio (che si basava su precise fonti annalistiche) si sarebbe trovato, con ogni verosimiglianza presso un’altura detta saxum o mons Murco, la cui presenza è attestata nelle fonti (Paul. Fest. p. 148.Mueller: Murciae deae sacellum erat sub monte Aventino, qui antea Murcus vocabatur; Serv. ad Aen. 8, 636 vallis autem ipsa ubi Circenses editi sunt ideo Murcia dicta est quia quidam vicinum montem Murcum appellatum volunt) da presso l’Aventino.
(4) “Se devovet” nel MS. Skutsch corregge giustamente in “sedet”, espressione del linguaggio tecnico augurale. Per cogliere gli auspici è infatti necessario stare seduti, assolutamente immobili onde non mutare il campo visuale (vedi ad es. Serv. Ad Aen. 6, 197; Fest. p. 234 Lindsay).Per tale motivo, con ogni probabilità “ai sacerdoti [romani] che avevano una ferita era vietato sedere e scrutare gli uccelli” secondo un’enigmatica notizia di Plut. in Quaest. Rom.73.
(5) Secondo Ennio, anche Romolo si sarebbe posto sull’Aventino e non sul Palatium (una delle tre cime del Palatino) come riferito nelle versioni canoniche in Liv.1,6,4-7; Ovid. Fast. 4, 815-818; Dio. Hal. ad loc. it.
(6) Remoria, il nome scelto da Remo per la città da fondare, potrebbe derivare dal linguaggio tecnico augurale: le remores aves sembra avessero un significato negativo di grado minore nel diritto augurale, ma di uguale sostanza, rinviando, dilatando, richiedendo l’aggiornamento dell’azione Paul. Fest. p. 345 L.: remores aves in auspicio dicuntur, quae acturum aliquid remorari conpellunt. Come ha acutamente notato T.P. Wiseman, sembra esservi una connessione tra il nome Remus (cioè Remo, il gemello divino), le remores aves e il concetto di lentezza, di rinvio, in base a [AUREL. VICT.] Origo gentis romanae 21,4: Remum dictum, videlicet tarditate, quippe talis naturae nomine ab antiquis remores dici. Ma è pure possibile che derivi dal saxum Remorium, una piccola altura, anch’essa situata sull’Aventino.
(7) Termine che allude a qualcosa più di un comune aggettivo superlativo designante un soggetto o un oggetto come “bellissimo”, ma rimandante, piuttosto, all’idea di perfezione, ad un’eccellenza sacrale assoluta; Jerzy Linderski ha opportunamente annotato a tal proposito, come, nel vocabolario del rituale sacrificale, un pulcher bos designi un toro, una vacca o un vitello, adeximiam pinguitudinem perductu, ossia ingrassato fino all’estremo e perciò da considerare come “offerta ottima”(hostia opima). In ambito augurale, Romolo, mentre attende l’auspicio, secondo Ennio, è esso stesso pulcher, così come pulchri sono i luoghi dove andranno a posarsi i dodici avvoltoi: quasi a significare una predisposizione di una persona o di un locus a divenire particolarmente fausti per effetto del segno favorevole ricevuto; parimenti, negli Annales di Gaio Licinio Macro, storico del I sec. a.C., gli auspici del fondatore di Roma sono definiti pulchra et luculenta, (splendidi e eccellenti), vale a dire, secondo i dettami augurali, sommamente propizi e felici: Fest. p.202 L. s.v. Opis ; Fest. p.274 L. s.v. Pulchrum; Ann, fr. 6 Peter; Tac. Ann. 2,17,2.
(8) Altra espressione del linguaggio tecnico augurale. Così “le aves dette praepetes sono completamente diverse dalle inferae. Nigidio Figulo nel primo libro dell’opera ‘l’augurio privato’ così afferma: c’è differenza tra uccelli che volano a destra e quelli che volano a sinistra, tra quelli che volano in alto e quelli che volano radenti. Da ciò si può dedurre che sono dette praepetes le aves che volano molto in alto, avendo affermato Nigidio che le inferae differiscono dalle praepetes”(Gell. 7,6,10). Un vocabolo, praepes, che Paolo Diacono, tardo epitomatore del glossografo Festo, circostanziava ulteriormente, tentando di spiegarne l’etimo in tal modo, “alcuni dicono che si chiamano così gli uccelli perché per il loro alto volo danno un auspicio favorevole; secondo altri perrchè essi indicano ciò che desideriamo di più, oppure perché volando passano davanti a noi <……> si dice che il vocabolo venga dal greco, perché essi volano verso il nostro campo visivo; ma costoro formano malamente questa parola da una preposizione latina e da un vocabolo greco. Del resto i poeti chiamano così, indifferentemente, tutti gli uccelli”(Paul. Fest. p.224 L.), completando così una notizia secondo la quale, “le aves praepetes, sono gli uccelli che si portano davanti a coloro che prendono gli auspici; poiché si diceva praepetere per anteire [andare davanti a]”. Mentre le praepetes, proprio in quanto altivolantes e praetervolantes (ossia, alites che volavano a grandi altezze, vicine alla sedes deorum ovvero si paravano innanzi al soggetto che chiedeva l’auspicio mostrandosi a lui esattamente, quasi a investire di sacralità piena l’atto per la perfezione dell’osservazione), erano sempre particolarmente favorevoli – al punto che praepes nelle fonti diviene tout court sinonimo di uccello fausto, propizio – le inferae, nonostante la designazione possa far pensare a una loro appartenenza al mondo ctonio-infero, designavano di fatto solo un tipo di volo molto basso, all’opposto, si ponevano le inebrae, che erano adversae, cioè contrarie al compimento dell’azione
(9) Del tutto inaccettabile l’idea secondo cui Ennio avrebbe taciuto la specie degli uccelli osservati da Romolo, in quanto l’avvoltoio sarebbe stato uccello abitualmente sfavorevole, sostenuta da A. Magdelain, L’inauguration de l’urbs et l’imperium, in “Mélanges de l’Ecole française de Rome. Antiquité” 89, 1977, pp.16-17; è, in realtà,un semplice espediente poetico. Si sarebbe trattato di una delle tre specie conosciute nell’Italia antica e classificate come vultures nella scienza augurale: Capovaccaio (Neophron percnopterus percnopterus), Avvoltoio monaco (Aegypius monachus) o il Grifone eurasiatico (Gyps fulvus, nella foto): per la simbologia dell’avvoltoio, rinviamo alla prossima pubblicazione del nostro studio sui segni augurali “Quinque genera signorum observant augures” che uscirà entro il 2017. Contrariamente alla communis opinio, riteniamo che a Romolo sia apparsa la pulcherrima avis e non già a Remo, presagio seguito al fondatore di Roma, subito dopo, da altri dodici avvoltoi: nello stesso senso O. Skutsch, The Annals of Ennius, Oxford, 1985, p. 234 E’ forse da riconnettersi a questa notizia, il ritrovamento presso il lapis niger di frammenti ossei di avvoltoio (uno di omero e due di un’ulna) risalenti al VI sec. a.C. segnalata in G.A. Blanc & A.C. Blanc, Ossa di avvoltoio nella stipe sacrificale del niger lapis nell’area del comitum, al foro romano.in “Archaeologia Classica” 10, 1958, pp. 41-49 e ill.

Bibliografia:
A.S. Pease,M. Tullio Ciceronis De divinatione. Libri duo, Urbana, 1923 pp. 292-297; P. Catalano, Contributi allo studio del diritto augurale, I , Torino 1960 spec. pp. 577-585; O. Skutsch, Enniana IV: Condendae urbis auspicia,in “The Classical Quarterly”, 11, 1961, pp. 252-267; H.D. Jocelyn, Urbs augurio augusto condita: Ennius ap. Cic. De Div. I.107 in “Proceedings of the Cambridge Philological Society” n.s. 17, 1971, pp.44-74; R. Del Ponte, Dei e miti italici, Genova, 1988 pp. 211-221; T.P. Wiseman, Remus: a Roman Myth, Cambridge, 1995 pp. 7-9, 110-111, J. Linderski, Founding the City. Ennius and Romulus on the Site of Rome, in S. B. Faris & L. E. Lundeen (a cura di), “Ten Years of the Agnes Kirsopp Michels Lectures at Bryn Mawr College”, London, 2006, pp. 88–107 ( = J.Linderski, Roman Questions II, Stuttgart, 2007, pp.3-21); D.Wardle Cicero on Divination. De Divinatione. Book I, Oxford, 2006.

Stefano Bianchi, diritti riservati.

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