Il lago d’argento


Eppoi il lago, specchio del tempo passato e futuro,

regala immagini sognanti di cavalieri immobili e dame devote,

tremule e vibranti per il viaggio e frementi per il ritorno,

ove Uomini scolpiti nelle mente degli Dei cavalcarono nuvole,

approdando negli inferi della discordia sottile,

brandendo spade di luce che dissolsero le ombre,

per poi tornare agli amati boschi ed ai capelli profumati,

al caldo della legna che canta e ci fa ricordare,

per poi partire ancora ed ancora tornare,

e la spada passa di mano e nuovi occhi la ammirano,

e nuove mani la brandiscono rso le nubi nere,

mentre il cuore impetuoso sprona i cavalli,

incoraggia i fratelli, illumina i cieli lontani e

fa sorridere benevoli gli Dei distratti e giocosi.

Poi si torna al lago e sul suo argento disteso, altri cavalli

e nuovi cavalieri abitano il sogno futuro o il ricordo passato,

e nuovi Re nascono lontani e nuova speranza si diffonde,

nuova musica inebria le giovani querce all’ombra delle antiche,

mentre lo spirito giovane di un vecchio padre osserva il lago

e veglia su chi lo ammira al suo fianco, mentre l’eterno sguardo

dice che nulla è perduto e che tutto vive e rivive ancora,

nel cuore di chi guarda le tele dell’eterno disegnate nelle

acque argentee del tempo e dello spazio.

Francesco Di Marte

 

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