Le radici profonde della nostra identità

Le cause che hanno portato al declino irreversibile la civiltà europea, ormai accerchiata e spesso confusa con la macchia catramosa detta “occidente”, vanno analizzate in profondità, specie se il fine che ci si prefigge (vaste programme?) è quello di un completo ribaltamento del mondo moderno. Senza volersi dedicare a singoli approfondimenti storici, che non cambierebbero il quadro generale, dobbiamo pensare agli ultimi quindici secoli come ad un periodo sempre più decadente, che non riprese mai a risalire verso le vette imperiali romane, o, a maggior ragione, dell’era repubblicana o prisca.
 
Il cristianesimo, ovvero l’ente giudaico-cristiano – così come puntualmente viene definito da sempre più numerosi ambienti politico-culturali – agì quale agente patogeno attaccando un corpo debilitato e giunto alla fine del suo ciclo, con ciò determinando non solo la fine (solo su di un piano visibile e transeunte) di Roma, ma soprattutto uno sconvolgimento totale dei meccanismi fin lì conosciuti che sempre regolarono la fine di una civiltà e l’inizio di un nuovo ciclo.
 
Il cristianesimo introdusse un nuovo paradigma, una nuova, sconvolgente, anti-naturale prospettiva di vita individuale e collettiva. Il potere temporale e spirituale furono separati per la prima volta nella storia delle popolazioni indoeuropee, e la separazione dualistica aprì una falla non solo negli uomini, da quel momento scissi e quindi preda di demoni, ma nell’intero cosmo.
 
Il cristianesimo, inaugurando l’era volgare, diede origine quindi non ad una nuova stagione della civiltà indoeuropea, italica, celtica, germanica o norrena. No, il nuovo mondo, totalmente slegato dai precedenti, frutto di una visione allucinata dell’esistenza, significò la distruzione di tutto quanto era stato centrale ed ordinato per millenni e fino alle radici più antiche della nostra identità di italici ed indoeuropei.
 
E’ vero che non si possono giudicare millenni di cristianesimo secondo un’ottica dualista e manichea, attraverso la quale definire tutti gli aspetti – da quello religioso fino alla cultura ed all’arte – completamente negativi. Un atteggiamento simile si addice propriamente ai seguaci delle religioni rivelate, e non certo a chi immagina il cosmo come qualcosa di complesso e diverso pur nella sua unità sottile.
Proprio per questo, non vanno negate le grandezze che comunque si espressero durante i secoli bui della oppressione psichica proveniente dal medioriente. Per cui, potremmo dire che vi furono certamente eccellenze e splendori durante tutto il periodo accennato, ma non già grazie al cristianesimo, quanto  – piuttosto – malgrado il cristianesimo, il quale contribuì, semmai, a ridurre sostanzialmente le grandezze possibili di tutti i popoli, non solo europei, che con esso ebbero la sventura d’incrociarsi.
 
Certo, molti sosterranno, a giusta ragione, che la civiltà globalizzata, capitalista, tecno-finanziaria, cancerogena e radioattiva sia ben altro rispetto al mondo ideale cristiano (in tutte le sue declinazioni). Può darsi,  peccato però che tutto ciò abbia origine, come ben ci ricordava Evola, proprio dal cristianesimo.
 
“Il cristianesimo è alla radice istessa del male che ha corrotto l’Occidente. Questa è la verità, ed essa non ammette dubbio.
L’onda oscura e barbara, nemica di sé e del mondo, che nel sovvertimento frenetico di ogni gerarchia, nell’esaltazione dei deboli, dei diseredati, dei senza nascita e senza tradizioni agitati dal bisogno di «amare», di «credere», di abbandonarsi, nel rancore verso tutto ciò che è forza, sufficienza, sapienza, aristocrazia, nel fanatismo intransigente e proselitario fu veleno per la grandezza dell’Impero Romano, è la causa massima del tramonto dell’Occidente.
Il cristianesimo – si badi – non è ciò che oggi sussiste quale religione cristiana – troncone morto tagliato fuori dallo slancio più profondo. Dopo aver disgregato la compagine di Roma, esso fu ciò che, con la Riforma, passò ad infettare la razza dei biondi barbari germanici per poi penetrare ancor più giù, tenace ed invisibile: il cristianesimo oggi è in atto nel liberalismo e nel democratismo europeo e in tutti gli altri bei frutti della rivoluzione francese – fino all’anarchismo e al bolscevismo; il cristianesimo oggi è in atto nella struttura stessa della società moderna tipo – l’anglosassone – e altresì nella scienza, nel diritto, nell’illusione di potenza della tecnica. In tutto ciò si conserva egualmente la volontà livellatrice, la volontà del numero, l’odio verso la gerarchia, la qualità e la differenza – e il vincolo collettivo, impersonale, fatto di mutua insufficienza, proprio alla organizzazione di una razza di schiavi in rivolta”. Julius Evola in “Imperialismo Pagano”.
 
Potremmo ripartire, volendo immaginare i cardini essenziali di un nuovo ciclo, di un mondo capace di pensare se stesso in termini armonici e rispettosi della natura profonda dell’uomo, proprio dagli agenti patogeni che contribuirono, in maniera decisiva, a distruggere tutte le antiche civiltà, dall’Europa alle Americhe e fino all’Oceania?
 
L’unica via possibile non è la tolleranza di una malattia, solo perchè essa è meno grave di un’altra patologia, perchè, come illustravamo, i due stati di malessere sono legati a doppio filo.
L’unica via è la guarigione totale, il ritorno alle origini, alle radici profonde della nostra identità. Un viaggio dentro noi stessi, capace di trasmutare ogni ombra in un filo di luce, ogni pensiero parassita altrove concepito, in stati di perenne e serena felicità. Questa è la nostra natura, il nostro destino. Queste sono le nostre fattezze interiori, per secoli negate ed occultate, che qui ed ora ritornano a produrre echi dentro di noi e nel mondo. Gli Dei, silenziosi ed attivi, sosterranno ogni nostro anelito.
Marco Francesco De Marco (Francesco Di Marte).

Un pensiero riguardo “Le radici profonde della nostra identità

  • gennaio 23, 2019 in 5:52 am
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    Tutto assolutamente vero!!… L unica perplessità è costituita dalle affermazioni, che riportano criticamente e come aspetto negativo le “” masse rancorose, i miserabili, il popolo invidioso delle gerarchie delle aristocraxie, in definitiva di chi si trova in condizioni migliori) questo in teoria ed utopisticamente non dovrebbe esistere, ovvero idealmente tutti dovrebbero essere e trovarsi in condizioni favorevoli o potenzialmente tali! Non accadrà mai! Ma bisogna ammettere che così dovrebbe essere.

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