I Miti Italici – Intervista ad Andrea Verdecchia, di Federico Pulcinelli – (ASI) Perugia

Nel corso del IV Campo Italico – tenutosi a Gualdo Cattaneo, in provincia di Perugia, ed organizzato dall’associazione culturale “Il Solco della Tradizione” ad ottobre del 2017, è stato presentato il libro “I Miti Italici”, pubblicato dalla casa editrice “Il Cerchio”, che tratta degli antichi Dèi, Eroi e luoghi sacri dell’Italia antica. Questo è il sunto della nostra intervista.

Dottor Verdecchia, il libro, fin dal nome, parla di  “miti italici”. Spesso si afferma che la Tradizione romana, a differenza della tradizione nordica o ellenica, manchi di miti. Una Roma considerata solo come un grande corpo giuridico. È realmente così?

Senz’altro no. La giurisprudenza per Roma è, sicuramente, uno dei suoi più grandi lasciti, però non c’è solo questo, c’è anche molto altro. Questa dimensione mitica di Roma e degli italici – perché non parliamo soltanto di Roma – è stata oscurata da alcuni fenomeni: in primis quello che vuole che tali miti siano esclusivamente storici. Ma andando a scavare nella letteratura classica riusciamo a trovare anche molti racconti la cui origine si perde nel tempoi, perché effettivamente i miti sono racconti tradizionali, ovvero storie sacre, in particolare di “fondazione”, che hanno pieno diritto ad essere chiamate miti. Essi sono stati riportati da autori latini, fondamentalmente del periodo di Augusto, quando vi fu una rinascita religiosa e culturale della Tradizione italica, perché precedentemente Roma durante la sua espansione territoriale, aveva inglobato anche molti altri elementi culturali. In particolare la mitologia ellenica dilagava e molto spesso aveva quasi cancellato ciò che restava di questi antichi racconti, che sono racconti tradizionali che fanno parte del patrimonio di tutti i popoli italici, non solo dei romani in senso stretto. Infatti vi è anche chi pensa che “romano” e “italico” siano due aggettivi che si escludono, uno che descrive soltanto Roma e l’altro i popoli italici come se si trattasse di una contrapposizione, mentre invece non è così, perché Roma può essere considerata come l’erede di tutti i popoli italici, colei che unificò politicamente e culturalmente l’Italia.
Questi racconti parlano anche della storia sacra prima di Roma, quindi vi concorrono anche molti popoli italici, a partire dal rito del “Ver Sacrum” attraverso il quale fu sacralmente colonizzata la penisola italica. Tutti miti di fondazione,  che, a differenza di quelli delle altre tradizioni, dimostrano un aspetto prevalentemente storico. Ma il mito, come diceva Mircea Eliade, essendo una storia sacra, comunque è un aspetto importantissimo per l’identità culturale del popolo. Ecco perchè non parliamo solo di Roma ma di tutti i popoli italici, alcuni dei quali, ricordiamo,  si unirono per fondare la città Eterna.

Ci illustri la struttura della sua opera.

Nella prima parte vi sono i racconti e le spiegazioni che trattano Gli Dei: I dodici Dèi maggiori del pantheon greco-romano; Altre corrispondenze tra Dèi italici ed ellenici; Dèi italici; Esseri divini. La seconda parte è dedicata all’Occidente: La terra della sera; Antichi nomi d’Italia; I Re Eponimi; Le imprese di Ercole in Occidente. Subito dopo queste prime due parti, il libro prosegue con i cicli narrativi che iniziano dalla terza parte che tratta il Ciclo Troiano: Il Mito di Troia; I Troiani in Italia; I Ritorni. Nella quarta parte vi è il Ciclo Italico: I Re Divini del Lazio; Il sommo poema epico degli Italici: l’Eneide; I Miti Italici in Ovidio; Le antichità italiche in Dionigi di Alicarnasso; Gli Eroi Fondatori; Ver Sacrum. Quinta parte il Ciclo Romano: Origini; Romolo e Remo; La fondazione di Roma; Il regno di Romolo; Numa Pompilio; I Re Guerrieri; I Re Etruschi; Eroi della Repubblica. Conclusi i cicli narrativi, il libro prosegue verso la sesta parte inerente a Le Terre del Mito: Eridania; Il mare Ausonio; Trinacria; Ichnusa; La Cimmeria Flegrea; Antichi oracoli della terra Italica; Luoghi sacri del Lazio. Nella settima e ultima parte si trovano I Miti Etruschi: Una mitologia perduta; Frammenti di miti Etruschi.

Un’ultima domanda, perché la necessità oggi di riscoprire i miti italici?

La necessità si comprende per il fatto che il mito è una delle cose più importanti per una società che vuole definirsi civile. Perché, come diceva Johann Jakob Bachofen, uno studioso dell’800, le origini di ogni popolo risiedono nel mito, dunque parliamo di un aspetto essenziale dell’esistenza. Ci sono forse società o popoli senza miti? Io credo di no, semmai sono stati demitizzati: come si credeva per Roma che fosse stata demitizzata, mentre invece ha soltanto una dimensione diversa – dalle altre – del mito, ma comunque ce l’ha. Il mito è la nostra storia sacra e dimenticarla significa buttare via completamente tutto il nostro retaggio sacro, religioso, culturale.

Federico Pulcinelli – Agenzia Stampa Italia – Perugia.

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