Nessuna sporcizia può toccare il candore degli esseri superiori

La visione manichea dualista non può essere accolta per spiegare ogni fenomeno, ma è utile e veritiera per alcuni aspetti. E ci aiuta a capire tante cose.
 
Esiste un substrato animico, una matrice interiore, una natura che precede la vita terrena, che caratterizza ognuno di noi.
Uno dei comparti di questa natura è costituito dagli animali parlanti, esseri (a volte) dalle sembianze umane, che però non hanno sostanza animica, sensibilità, delicatezza.
 
Essi si alimentano alla maniera delle bestie, ma, a differenza di queste, hanno una coscienza, un’idea di sè e degli altri, seppur vissuta nella loro maniera subdola e strisciante.
Il loro orientamento li porta quindi ad esprimere bassezza, invidia, sporcizia, livore. Non c’è cattiveria o volontà, se non in origine. E’ il loro destino. Le fogne esistono per tutti, ma solo i topi sguazzano tra i liquami e lo sterco.
 
Ciò che è sacro ed inviolabile per gli uomini non lo è per gli animali parlanti, per cui è inutile scandalizzarsi per delle parole sacrileghe, vigliacche, luride. Prendetele per quello che sono, un esercizio naturale e spontaneo di un essere fatto di sterco che si rotola nella materia di cui è costituito, fisicamente ed animicamente.
 
Più i tempi accellerano la decadenza, più le nature diverse si compattano, e non a caso le parole lerce di Gene Gnocchi, uno che è mollo e spappato fin dal nome, hanno provocato il riso vile di quell’altro orchetto pusillanime di Floris.
 
Il vantaggio di questi episodi risiede nel fatto che chi ha una Luce interiore ed appartiene al consesso degli uomini, può verificare l’esistenza di questi “umanoidi”, per poi gioire della propria natura intima, della propria interiorità degna, lontana e differente dal principio nefasto ed oscuro che divora queste bestie.
Qui la distinzione, sembra chiaro, non è politica, ideologica, culturale. Se si fosse trattato della donna di Stalin o di Mao o di Pol Pot, le presenti considerazioni avrebbero avuto lo stesso valore.
 
Clara Petacci, eroina di un mondo nel quale le donne che amano seguono il proprio uomo fino alla morte, sprezzante di ogni pericolo od avversità, vive nei nostri cuori e rifulge nei Fuochi dei nostri antenati dell’idea. Contro di essa ed il suo volto candido ed innocente nessuna lordura, nessuna sporcizia può niente, essendo la sua anima bianca protetta da uno scudo di aura, che avvolge il suo spirito in una luce intangibile.
 
Un giorno non lontano faremo i conti, ed aggiungeremo anche questo episodio a tutto il resto. Costoro continueranno ad esistere, suppongo, ma in una civiltà degna di questo nome non saranno giornalisti o finti comici, ma solo raccoglitori di sterco, obbligati a vivere oltre le mura delle città degli uomini, gli uomini veri.

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