Non può essere il Fascismo la base di ripartenza

L’orizzonte ideale, alto; la visione del mondo che precede un’idea di Stato e società alternativi al modello tecno-finanziario, globalista e usurocratico, deve procedere da modelli profondi e non da espressioni storiche più o meno riuscite, più o meno conformi all’idea che precede la nascita di una civiltà.

Il Fascismo stesso fu l’espressione di questo schema inevitabile, rifacendosi al mito di Roma ed alla sua opera civilizzatrice, basata sul Diritto e sulla Giustizia.
Il modello liberal-capitalista basato sui “non principi”, sull’assenza di un reale mondo di valori di riferimento, non deve essere affrontato sul piano del confronto storico.

Tale posizionamento della dialettica politica nuoce ad ogni movimento, sia esso culturale o politico. In primis per il carico di menzogne, stereotipi, miti negativi, persecuzioni, che il vincitore ha riservato al vinto: fardello troppo oneroso da portare sulle spalle, che generalmente impegna la metà del tempo dell’azione politica. Eppoi perchè il piano orizzontale, visibile, manifesto, è solo una simulazione della realtà. Simulazione che ci costringe ad un confronto irreale e sviante.

“Ragionare in tal modo significherebbe fermarsi a metà strada, sostanzialmente sulla linea di una interpretazione profana degli accadimenti storici, facendo per di più il giuoco dell’avversario, il quale ha interesse a che gli sguardi di coloro che potrebbero resistergli, si ipnotizzino unicamente su alcuni punti, irrigidendosi e perdendo la facoltà di osservare attentamente l’insieme. Certamente, occorre prestare la massima attenzione alle mosse di quelle organizzazioni che si sono dimostrate portatrici in alto grado di fermenti disgregativi in senso antitradizionale. Tuttavia, l’uomo della Tradizione ben sa che la scena della storia non è che un particolare luogo di scontro di due potenze trascendenti, una luminosa e l’altra oscura (i Deva e gli Asura della tradizione indù), per cui i rappresentanti umani delle correnti storiche sovversive non devono essere pensati tanto come realmente “agenti”, quanto piuttosto come in qualche modo “agiti” da parte delle forze oscure che se ne servono. Tale non può non essere la corretta impostazione dell’esame degli accadimenti storici, se veramente ci si vuole chiamare, senza usare mezzi termini, uomini della Tradizione. Riconosciuta la reale, effettiva esistenza del “non umano”, occorre ricercarne le presenze dietro le quinte delle vicende umane, senza con ciò abbandonarsi ad una sorta di fantastoria, ma affidandosi piuttosto alla guida di infallibili princìpi spirituali che consentano di individuare con chiarezza il senso ultimo dei multiformi eventi storici. Si acquisterà allora, evitando ogni pericoloso irrigidimento, la facoltà di percepire l’azione della sovversione, ovunque essa si manifesti, seguendo freddamente le contorte evoluzioni nel tempo e nello spazio. Tale facoltà è assolutamente necessaria a chi milita sul fronte della Tradizione, in quanto gli consentirà, oltre che riconoscere le manovre del nemico nel suo campo, anche di smascherare ogni infiltrazione sovversiva all’interno delle proprie schiere, che soltanto passando inosservata può esercitare la sua azione nefasta”. Gruppo dei Dioscuri, “Rivoluzione tradizionale e sovversione”.

Il nostro nemico non è nessuno degli apparati visibili. Non è la tecno-finanza usurucratica e nemmeno il suo mondo politico di riferimento. Non è la classe politica, italiana o di altri paesi.

Il nostro nemico è un Ente, composto da individui felici, felicissimi per la nostra mancanza di memoria, per la nostra cecità. Noi non ne percepiamo l’esistenza, e ci trastulliamo con formule ipoteticamente risolutive inventate da loro: socialismo, democrazia reale (che non si capisce cosa sia), elezioni ed altre amenità simili.

Bisogna concepire un mondo, raccordare questa concezione ad una dimensione totalizzante, smettere di aggiustare il mostro modernista con formule corrispondenti alle toppe colorate. Solo così si potrà sperare di distruggere questa pseudo-civiltà cancerogena e radioattiva, prima che essa stessa ci conduca alla tragedia (inevitabile) della sua autodistruzione.

Quali modelli usare per intervenire sulla realtà in questa maniera profonda? Le leggi dei Padri e l’aiuto degli Dei, chè nulla di grande si è mai fatto nella Storia senza l’una e l’altra cosa. Diversamente, secondo un principio di pseudo-concretezza, secondo il quale sarebbero fantasiose ed irrealizzabili queste prospettive, continueremo ad essere soggiogati dalle leggi e dalle forze invisibili dell’Ente nostro nemico. Che ride di noi, mentre ci mangia in testa.

Francesco Di Marte.

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