I pericoli del neo-esoterismo e le facili “iniziazioni”

La teoria che vuole considerare “compiuta” l’iniziazione, avulsa dalla propria Tradizione religiosa, se perennemente agitata, rischia di avere un effetto esclusivamente incapacitante per chi ricerca in sè la propria consistenza spirituale. A tal scopo occorrerà precisare il concetto stesso di iniziazione al fine di porlo nella sua giusta collocazione, atteso che oggi viene utilizzato, in avversione al suo significato profondo ed agli ambiti che esso rappresenta, con troppa frequenza e facilità.

Oggi più che in passato, anche il solo interessamento letterario ad un ambito sacro o un semplice avvicinamento a tematiche “tradizionali”, viene accostato ad un cammino iniziatico, ad un percorso che necessariamente porterà ad una “iniziazione”, a sua volta declinata in aspetti primari e secondari o con valenze differenti, come se si trattasse di una specializzazione accademica.

Utilizzando questo schema caro alle scuole neo-esoteriche di stampo ottocentesco, si illude l’iniziando, che per il vero non andrebbe neanche definito tale, prospettandogli degli approdi che nessuno può garantire, e che spesso sono una specie di carota mostrata al coniglio, utile a fargli avviare un percorso che il più delle volte non è adatto alle caratteristiche interiori di chi lo percorre. Se per iniziato si intende individuare chiunque cominci un percorso di risveglio interiore, ebbene con ciò si fa torto (oltre che all’iniziando) a coloro i quali tale percorso lo hanno compiuto, con estremi sacrifici e rinunce.

L’iniziato è colui il quale ha raggiunto uno stato di coscienza superiore, il Sè, dopo aver abbandonato la forma interiore dell’Io. Nel cuore dell’iniziato non pulsano più le passioni dell’Io storico, agglomerato di scorie e debolezze, ma le fattezze dell’Avo primordiale, il Sè riemerso. L’iniziato è colui il quale ha portato la sua essenza oltre il tempo, ponendosi in una dimensione interiore a-temporale, essenziale, slegata dalle contingenze personali, dalle individuali vittorie e sconfitte.

L’iniziato è colui il quale ha affidato sè stesso alla sola essenza spirituale, diventando incapace di soggiacere a desideri e pulsioni basse di ordine materiale. L’iniziato non ostenta il suo nome, non vanta titoli, non mette in mostra la sua conoscenza, certo che chi ne avrà bisogno per la sua crescita personale saprà riconoscerla, intuirla, percepirla. L’iniziato non dichiarerà mai “io sono un iniziato”, non concepisce se stesso come tale, non si definisce in termini schematici, anzi, non si definisce in nessuna maniera. Un iniziato non confonde l’eruditismo con la conoscenza, l’intellettualismo con il “potere personale”, e non agevola tale fraintendimento. L’iniziato non è (soltanto) un uomo di buona cultura. Gli uomini colti, e nient’altro, sono una cosa; i sapienti, i veri iniziati, che naturalmente in genere sono anche uomini colti, ne sono un’altra.

Un iniziato non si propone come Maestro, semmai è un iniziando che, percependone lo spessore, si affida alla sua saggezza ed alla sua conoscenza. Un iniziato non ricerca con ossessione dei “discepoli”, anzi, il miglior regalo che possa fare ad alcuni di essi è quello di respingerli e rendergli la vita difficile, per mettere alla prova il loro intento, la loro predestinazione, la loro essenza reale. Un Maestro non blandisce, non addolcisce la pillola, non regala spazi alle pulsioni disordinate del suo allievo. Egli è duro, inflessibile, spietato, conscio del fatto che solo il sacrificio e la rinuncia a tutto potranno, forse, portare a qualche risultato. Un iniziato non anela ringraziamenti e riconoscimenti, fama, notorietà. Diffonde quanto reputa necessario essere diffuso, senza per questo provare entusiasmo per gli effetti più visibili determinati dalla sua conoscenza. Un uomo saggio ed un asceta non necessariamente sono degli iniziati, non essendo il raggiungimento della saggezza o l’isolamento meditativo (comunque foriero di grandi progressi interiori), condizioni sufficienti a determinare la morte e la rinascita sotto nuova forma.

Un iniziato non parla ossessivamente dell’iniziazione (in verità non ne parla mai, nè della propria nè di quella altrui), secondo il principio che non si concede a tutti indiscriminatamente una materia riservata a pochi. Materia che deve essere tutelata da ogni possibilità di sviimento, da ogni parodia ed eccessiva pubblicizzazione. Un iniziato non scrive pubblicamente di materia iniziatica, se non in forma indiretta,  non si diffonde sul tema in contesti pubblici, variamente frequentati, nei quali alludendo alla propria iniziazione si pone in una condizione egotica, nella quale si pretende di essere riconosciuti come tali, non per quello che si dichiara, ma per un sedicente titolo vantato che si vorrebbe imporre come dato di fatto che tutti debbono accettare.

Un iniziato non si circonda di persone che gli fanno complimenti, anche in pubblico.

Un iniziato cerca di condurre una vita quanto più semplice possibile, frugale, lontana dai riflettori, dalla notorietà e dalla affermazione personale, concentrandosi sul suo percorso interiore, che proseguirà per tutta la vita, ed al contempo dedicandosi alla guerra che Roma e tutti i centri di diffusione della Luce combattono contro potenti nemici. Un iniziato mette le sue conoscenze al servizio di un obiettivo superiore, costituito dal destino rischiaratore degli animi più sensibili e votati alla spiritualità.

Come ricordava Julius Evola, tra i tanti che iniziano un cammino simile, pochi  rimangono, e, tra essi, uno arriva a compierlo per intero. Per cui, ci si chiede, a quale destino spirituale vanno incontro tutti quelli che non hanno la predisposizione per ultimare del tutto il percorso che porta alla conoscenza suprema?

In un mondo organico e predisposto a dare ad ognuno il posto che gli spetta, lo Spirito universale prende forme adatte per ogni persona. In natura, per ogni uomo è prevista una realizzazione interiore, ed è a tal scopo che si sono create le Società di uomini, le Comunità, le Tribù, le Fratrie ed ogni altra organizzazione sociale avente le questioni dell’anima ed il rapporto con gli Dei come scopo finale del vivere comune. Sappiamo che oggi queste condizioni sono inesistenti per le grandi masse: il mondo moderno restringe quasi totalmente le possibilità generali, diminuendo anche quelle particolari, anche negli individui più dotati di talento e predisposizione per la materia sacra. Per questo motivo, la realizzazione interiore, individuale o di gruppo, è oggi riservata a pochi, ma questo non fa di costoro necessariamente degli iniziati. Tra i pochi, ancora una volta e come sempre, saranno sono alcuni tra loro a poter raggiungere le vette della conoscenza e lo stato interiore supremo. Non è questione di “misteri” quindi, non si deve invertire il principio: se non ci sono molti iniziati, non è perchè la conoscenza della quale essi sono portatori sia “segreta”. Esistono pochi iniziati perchè poche sono le nature spirituali disposte, portate naturalmente, alla rinuncia di tutto.

Solo un uomo con queste caratteristiche rare, molto rare, può dirsi un iniziato. Concedere questo termine, attribuire questa definizione a chiunque cominci un percorso; confondere l’iniziato con l’iniziando, può causare diversi problemi non sempre di lieve, perchè le suggestioni che derivano da tale definizione, invece di alleggerire l’anima dalla presenza ingombrante dell’Io, spesso la appesantiscono con eccessi di importanza personale. E chiamare “iniziazione” ogni piccolo traguardo intermedio, ogni piccolo progresso, significa falsare le cose, creare una suggestione femminea che accarezza la vanagloria invece che respingerla.

Nella Roma dei Patres non esistevano dimensioni “misteriche”, per di più slegate dalla Religio Patrum, bensì contesti, definibili esoterici, riservati a pochi, nei quali costoro venivano  avviati ad un cammino superiore, trattandosi di soggetti dotati dei requisiti necessari. Ogni specifica, particolare, inclinazione spirituale, che non si esauriva nel Culto Privato, trovava posto nei Collegi Sacerdotali: Pontefici, Flamini, Auguri, Vestali, Salli, Fratelli Arvali, solo per citarne alcuni. Ognuno di essi era orientato verso precisi ambiti spirituali, dedicati ad una divinità e/o una funzione specifica. Se si vuol parlare di esoterismo o iniziazione nel mondo romano, ci si deve riferire alla funzione superiore, e diversa dalla dimensione Privata del Fuoco dei Lari, che i sacerdoti svolgevano all’interno dei Collegi specifici. Favoleggiare di un consesso di “ermetisti” precedente alla fondazione di Roma, che si sarebbe tenuto in vita autonomamente rispetto alle strutture sacrali dell’Urbe, per poi sopravvivere alla fine dell’Impero, significa voler immettere elementi di fantasia utili solo all’inquinamento del quadro generale: un tentativo di confondere che corrisponde agli intenti dell’Ente che veicola il nostro nemico.

E’ chiaro a tutti  che una organizzazione religiosa simile a quella dei romani e degli antichi italici, così complessa e funzionale, si trova alle nostre spalle; ne siamo perfettamente consapevoli, seppur consci che, prima o poi, con modalità simili ma centrate sugli stessi presupposti, un tale sistema di “Ordine Sacro” riemergerà insieme ad una Civiltà degna di questo nome. Quel che ne ricaviamo come insegnamento, dalla storia romana, è l’aspetto riguardante l’impersonalità della funzione sacerdotale, che travalica il singolo individuo affermandosi come funzione utile alla interà comunità pubblica, svolgendosi il sacerdozio non per un fine “genericamente” esoterico, individuale, essendo piuttosto legato alla Salus pubblica (anch’essa incarnata in una divinità).

Oggi non esiste (visibilmente) una forma pubblica, statale, che incarni un destino spirituale, per cui nessuno potrebbe, pur essendo capace di raggiungere i più alti traguardi interiori, essere accolto da forme di sacerdozio gentile armoniche con il proprio percorso interiore. Ma l’assenza delle completa organizzazione dei collegi sacerdotali, non annulla la loro finalità ed loro il mondo di riferimento. Per questo motivo, oggi più che mai, la ricerca di un sapere profondo e superiore, non si può affidare a principi universali, per i quali una Tradizione varrebbe l’altra, e magari funziona anche qualche pseudo-tradizione e, perchè no, pure qualche ben definita e conosciuta anti-tradizione.

Forma di conoscenza iniziatica, distillata con la giusta misura, attraverso narrazioni epiche, scritti di impostazione filosofica o mitologica, compaiono in numerosi autori classici: valga per tutti l’esempio dell’Eneide. Il patrimonio costituito dall’insieme di queste opere, unito alla conoscenza tramandata, identifica l’ambito proprio alla perenne Tradizione italico-romana, all’interno della quale ognuno ancora oggi può trovare il suo “spazio” spirituale e la sua realizzazione compiuta, senza parlare necessariamente di “iniziazione”, e naturalmente, senza escluderla del tutto.

Nei secoli scorsi, e durante i lunghi anni di buio inaugurati con lo spegnimento visibile del Fuoco di Vesta Madre, le conoscenze superiori hanno trovato un accoglimento armonico, differenziato, ordinato, in una dimensione di “conservazione”, una forma di tutela che anno dopo anno uomini sapienti hanno trasferito ad altri, superando i secoli di decadenza attraverso mille difficoltà e persecuzioni.

La pretesa pseudo-iniziatica moderna, considera il proprio percorso personale come qualcosa di slegato dai cardini tradizionali, supponendo l’esistenza di un lignaggio che essi chiamano ermetico, che si vorrebbe portatore di una conoscenza primaria, posta in alto, al di sopra di tutto e senza relazioni con nulla. L’esoterista, o l’iniziato, sarebbe colui il quale arriva ad uno stato di coscienza, superiore anche alle leggi karmiche e naturali: egli non ha retaggio, storia, Antenati. Non ha una Patria, una terra, una Tradizione. Indifferente a tutto ciò, l’esoterista sembra essere un apolide egoista unicamente centrato sulla sua “liberazione interiore”, senza che questa abbia legami e doveri col suo passato e, a maggior ragione, col presente ed il futuro. A tale sviamento hanno contribuito in diversa misura la teosofia e l’antroposofia, Guenon, Kremmerz, Steiner e tutti i loro emuli e discepoli. Tale definizione (sviamento) naturalmente non significa che queste scuole ed autori abbiano prodotto “solo” delle deviazioni, e non sarà inutile dire che in ognuno di essi, nelle loro opere, si possono trovare numerose posizioni condivisibili ed apprezzabili, visto che parliamo, in ogni caso, di persone di elevato spessore complessivo.

Chiaramente, riguardo alle Tradizioni esotiche,  esistono delle consonanze, e la dimensione iniziatica di una Tradizione particolare spesso coincide in gran parte con quella di altre Tradizioni. Ma se conoscenza superiore c’è, allora vuol dire che esiste un sistema di codifica ed espressione che la rende fruibile, a più livelli, attraverso la specificità, cioè la declinazione particolare, la Tradizione propria.

La storia più recente della conoscenza iniziatica vera, almeno per quel che riguarda la nostra storia Patria, è la storia di quel che sopravvisse, essendo stato posto nell’invisibilità formale e sostanziale, dalla caduta pubblica della Pax Deorum. L’apolide non è tale se non attraverso il rinnegamento delle sue origini, ma proprio perchè apolide, non può compiere nessun percorso spirituale superiore in nome di una via ermetico-universale, in nome di una consorteria cosmica di appartenenza che non esiste, e se esistesse non sarebbe l’espressione di un sapere superiore, ma di un trastullo di tipo massonico. Se poi ci si vuol dire esoteristi o iniziati, ed al contempo:

mostrare di non saper distinguere tra gli Dei del Cielo e qualche demone etnico assetato di sangue;

pretendere d’ignorare il Culto della propria Stirpe umana e Celeste,

non distinguere tra Giove e Geova, anzi impegnarsi con sospetta costanza per cercare di affermare che si tratti dello stesso Dio, ma con due nomi diversi,

dichiarare che italici, romani e giudei in realtà già pregavano gli stessi Dei fin dalle origini,

sostenere che la natura di Cristo è certamente divina e che il mondo deve ad egli “la salvezza e la speranza”

allora si è certi di trovarsi di fronte a persone confuse o limitate da fattori moderni, oppure a dei bravi borghesi che giocano al gioco dell’esoterismo, considerando se stessi degli iniziati e presentandosi agli altri con questa qualifica.

Generalmente questa impostazione porta il soggetto coinvolto dagli iniziati-esoteristi ad affrontare, inizialmente, pratiche di tipo psichico: riflessioni (trascurando i pericoli generati dalla mente), concentrazione, respirazioni ed altri esercizi di tipo meditativo. Il presupposto, che trova accoglimento facile nei soggetti più deboli psichicamente, che viene a porsi a fondamento di questo indirizzo, si fonda sull’idea che “gli Dei sarebbero in noi, non esistendo di per sè”, che “è inutile e dannoso cercare al di fuori di sè quando tutto andrebbe cercato dentro se stessi”. Un abecedario di aberrazioni che porta molti di costoro a sostenere l’inesitenza di ogni autonoma forza invisibile del firmamento divino, demonico ed elementale. Con queste premesse, diventa facile trovarsi di fronte ad alcuni “ricercatori dello spirito atei”, che ovviamente aspirano a diventare degli iniziati, e nel frattempo non parlano d’altro che d’iniziazione. I famosi “iniziati atei”…

In altri casi, presupponendo che altre Tradizioni abbiano conservato meglio l’antico sapere iniziatico, ci si ritrova a pregare divinità (presunte tali) esotiche, estranee al mondo proprio, dalle caratteristiche totalmente differenti rispetto a quelle del mondo ario, italico e romano. Si tratta in genere di forze invisibili evocate con lingue non appartenenti alla nostra storia: il più delle volte si tratta di lingue di ceppo ebraico. Demoni scambiati per Divinità; Entità conosciute per essere parte della coorte dei demoni di Geova, che si vorrebbero far passare per entità universali. La pretesa universalità di queste forze sostiene la teoria della uguaglianza delle lingue, delle tradizioni e delle religioni rispetto all’essenza dello spirito. La religione costituirebbe un inutile fardello, buono per le masse e superfluo per gli “illuminati esoteristi”, valido per il livello che essi definiscono inferiore, mentre per il loro fantasioso livello superiore, quello iniziatico, queste distinzioni non avrebbero valore.

Ma noi, figli dei nostri Padri Antichi, conserviamo il ricordo, la conoscenza e la disciplina degli Indigitamenta, gli insegnamenti superiori che già furono degli italici tutti e dei romani, per cui l’evocazione/invocazione delle forza invisibili deve far necessariamente riferimento ad un disegno Cosmico particolare, specifico, delimitato, che nel nome (Numen) conserva la potenza, nel nome crea il contatto (Rtà), nel nome, e quindi attraverso la propria lingua, stabilisce il rapporto col Nume, determinando il destino-frutto (Omen) partorito dal Rito.

Per questo motivo, il lavoro di costruzione del Sovrano da far vivere dentro di sè, dovrà essere immune da suggestioni, sfaldamenti, tendenze personalistiche, fantasie fantasmagoriche: tutte forme di modernità psichica che limiterebbero e renderebbero vano ogni impegno ed ogni sforzo.

A chi sente estraneo questo mondo, spesso appaiono inutili le forme religiose imposte, essendo esse tutte di origine desertica o comunque esotica. Più suggestive sembrano essere queste vie esoteriche, che vengono generalmente proposte a tutti, senza distinzioni, contraddicendo de facto l’idea stessa di esoterismo ed iniziazione.

Se si sente di dover colmare un vuoto interiore, come spesso accade, l’inizio del cammino di ripristino individuale, da non doversi definire o prospettare come “cammino iniziatico”, può essere costituito dalla ripresa dei culti privati della nostra Tradizione avita, nella quale l’uomo è Vir in quanto partecipe del Fuoco dei Lari, e sacerdote delle famiglia insieme alla sacerdotessa moglie che vigila e custodisce il Fuoco. E’ il culto degli Eroi, officiato attraverso la dottrina del superamento della propria condizione umana. E’ il culto del coraggio e della dedizione, che qui però non viene osservato in modalità astratta, filosofica o ideologica. Il Culto privato trae i valori dalla loro condizione empirica, astratta, disordinata e li incarna nelle liturgie domestiche, familiari ed individuali.

Non si può pretendere di indirizzare una persona, che in genere parte da una vita laica, priva di momenti dedicati allo spirito, direttamente in un mondo di conoscenze superiori. E’ un uomo pio, che ha precedentemente sacralizzato ogni momento della sua esistenza, che si spinge oltre per raggiungere più alte vette di conoscenza e quindi di distacco dalla materia. Ma va ribadito ancora che questa possibilità è riservata, oggi più che in passato, a poche persone. In ambito agonistico significherebbe far credere a chi inizia a combattere che sicuramente diventerà un campione. Ma la realtà è diversa: chiunque si cimenti con un percorso, scoprirà solo durante il medesimo quale potrà essere il punto massimo fino al quale sarà in grado di spingersi. Questa rigorosa schematizzazione gerarchica, corrisponde esattamente alla realtà. Il contrario di questo principio risiede nell’illusione, nella fantasia, nella mancanza di umiltà e di modestia.

Pensare che il Culto del proprio Genio, del Genio dei propri Antenati, del Fuoco dei Lari, sia una pratica “rottamata” (sono parole più volte sentite, in privato ed in pubblico), un esercizio inutile perchè aderente ad un modello sociale e religioso lontano nel tempo, significa non percepire l’Ordine perenne che vive in una dimensione intangibile ed atemporale. Sono gli uomini che smettono di percepire la propria natura stellare, abbandonando un Ordine costituito sui Culti, grazie ai Culti dei propri Avi, e non certo a dottrine cristiche buone per tutti i popoli del mondo, qui e là accompagnate da pratiche psichiche. Questo limite percettivo determina la regressione interiore umana, non l’estinzione della Tradizione, che è intangibile, eterna e perenne.

Il culto degli Antenati, degli Avi lontani e dei parenti conosciuti in vita, segnava presso le popolazione italiche e per il mondo indoeuropeo in genere, la massima espressione del Culto Privato, intendendosi esso come individuale e di gruppo all’interno della Famiglia, la prima istituzione religiosa “concepita” dall’uomo. Lo Stato e le altre istituzioni, anch’esse da intendersi di natura e fondazione Sacra, fusione di volontà umane e divine, vengono dopo, attraverso una cessione di sovranità sacrale, come ben incarnato dal Fuoco di Vesta, istituito come simbolo unitario dei Fuochi dei Patres.

In esso, oltre che gli spiriti della Stirpe si onorano le entità del luogo consacrato, i Lasi, i propri antenati, i Penati, gli spiriti del territorio circostante, i Compitali.

L’esercizio liturgico costante ed interiorizzato della Religione dei Padri, la nostra Tradizione italico-romana, produce un effetto benefico e lievitante per lo spirito, essendo questo l’unico percorso possibile e naturale per approcciare al sacro, basato sugli elementi che costituiscono il collegamento tra gli uomini ed il sovramondo: sangue, terra, lingua, patto con gli Dei, legge, Stato.

La pratica della propria, naturale e legittima tradizione rituale familiare, in alcuni casi è foriera di successivi sviluppi profondi, per coloro i quali possiedono le qualità per portarsi ulteriormente avanti nella ricerca spirituale, senza però essere slegata dalla propria dimensione religiosa primordiale, all’interno della quale ogni altra aspirazione spirituale trova posto naturalmente.

Come può un autentico cammino iniziatico partire dal nulla, trascurare la sacralizzazione del quotidiano, ignorare i Culti privati, familiari e della Patria? C’è veramente in giro qualcuno che pensa che possa esistere qualche esoterista così formato? Vi è qualcuno che può credere che quanto codificato a partire dall’età dell’oro possa realmente aver perso la propria efficacia, evitando di ragionare sul fatto che nulla può cancellare per sempre la Poesia, anche se non ci sono più (visibilmente) dei poeti. E quando di nuovo i versi fluiscono, provenendo dai mondi onirici abitati dagli Dei, ecco la Poesia tornare tra noi, traendo origine essa dal mondo perenne e non dal tempo orizzontale.

Prima di considerarsi generici e sedicenti “ricercatori dello spirito”, ed esoteristi o iniziati, oppure impegnati in esercizi di ordine psichico di ispirazione filosofica, forse in alcuni casi utili per una forma di “benessere individuale”, ma realmente agenti sul nostro spirito solo se inquadrati in un contesto Sacro, bisogna riflettere sul fatto che la pretesa “liberazione individuale” non è mai esistita nel Mondo della Tradizione in forma dissociata dal Sacro condiviso, che per noi italici è rappresentato dalla Pietas e dal Mos Maiorum. Ogni forma pseudo-religiosa successiva agli insegnamenti dei Padri ha incarnato una imperfezione sistematica, uno sviamento programmato, un abbassamento del livello percettivo interiore.

Dobbiamo immaginare il cristianesimo ed i suoi fratelli più recenti, alla stregua di  armi dirompenti al servizio di un Ente che si colloca in un quadro superiore avverso all’Ente di Roma. L’affermazione del cristianesimo, nel frattempo nutritosi di alcuni contributi delle Tradizioni precedenti, nel corso dei secoli ha impedito che le conoscenze superiori fossero poste al servizio di tutti grazie alla organizzazione della struttura sacra unitaria dello Stato e dei Culti.

La menomazione storica che ha investito i singoli ed i gruppi, non può essere considerata come “naturale” trasformazione, ma deve identificarsi senza mezzi termini con una caduta, una rottura dannosa, nefasta, dalla quale l’umanità ne ha ricavato in prevalenza brutture, oppressioni, angosce, ottundimenti. I cristianesimi, ed il cattolicesimo in particolare, sono giunti alla fine del loro ciclo, essendo ormai, chi più chi meno, secolarizzati e svuotati di significati profondi, nonchè erosi da mille sette promanate dal loro stesso Ente di riferimento (che è il medesimo che ha creato il materialismo e le altre più moderne forme di decadenza interiore e sociale). Questa decadenza, insieme ad altri fattori, inclusa la fine delle persecuzioni (ma ancora oggi essere Gentili non è facile, basti guardare all’esempio della Grecia), ha riaperto una strada. Oggi, purtroppo ed ovviamente, non possono essere numerose le persone in grado di approfittare di questa possibilità negata per secoli. L’ambito di azione ed affermazione di una riemersa Tradizione italico-romana al giorno d’oggi, è ob torto collo, riservata a delle minoranze. Con la fine di questa pseudo-civiltà, ormai prossima, si può esser più certi che un’Ordine superiore possa riprendere posto tra gli Uomini: nel frattempo ai pochi riusciti ad effettuare dentro di sè tale ripristino, spetterà il compito di favorire l’avvento delle Forze invisibili nella dimesione spazio-temporale umana, cosicché gli uomini possano tornare, ognuno per la propria natura, a tendere verso l’alto invece che vivere a testa bassa per consumare risorse a più non posso e distruggere la terra.

In questa ottica dobbiamo immaginare l’uomo contemporaneo come menomato: con un esempio di tipo fisico-motorio, potremmo dire che l’uomo che una volta camminava eretto (e fiero), oggi striscia tristemente a quattro zampe, il più delle volte senza esser conscio che quella non è la sua natura. L’uomo così ridotto, l’uomo pecora (non è così che viene definito dal nazareno “pastore” di anime?) ovviamente non è in grado nè di sacralizzare la propria vita nè di immaginare i tempi e le modalità di questa sacralizzazione. Ma se per condizioni mutate o motivi misteriosi, l’Ordine superiore riappare, anche se a pochi individui, quale cosa più naturale potrà esserci che il camminare di nuovo in maniera eretta? Possiamo definire “sorpassata”, “superata”, “inattuale” la normalità, l’affermazione della naturale propensione umana di andare incontro al Sacro? In questa opera di ripristino, l’impostazione generale dei Culti, materia religiosa creata in tempi di “normalità”, precedenti gli sconvolgimenti interiori di individui e popoli, appare in tutta la sua attualità, validità, legittimità. L’uomo si alza e cammina secondo la sua natura, ovvero l’uomo si risveglia e torna ad interagire con le Forze Celesti, terrestri, infere, che vivono attorno a sè e dentro di sé. Se per vivere questo ripristino, per realizzare il ritorno alla “norma”, qualcuno pensa che un italiano, di stirpe, destino, sangue e cultura italico-romana possa ripartire da Steiner e dalla sua cristologia, dal mito del Golgota e del Cristo solare, o dagli sfarfallegiamenti di Kremmerz, invece che da una serie di norme, procedure, regole, leggi, che per millenni i nostri antenati hanno codificato, e che rimangono attuali per la loro stessa natura, ebbene egli si illude o illude gli altri, fantasticando sulla ipotesi che l’uomo potrebbe anche volare (l’esoterismo, l’iniziazione facile) e che camminare a schiena dritta in fondo è una cosa normale, exoterica, orizzontale, che vale per i più.

Costoro non sono veri iniziati naturalmente, perchè se così fosse si accontenterebbero di permettere a tante persone di camminare, ed a poche di camminare molto velocemente, ché i voli sono una prospettiva psichicamente pericolosa. Se poi il sedicente esoterista è cattolico, solo per fare un esempio, pretendendo di essere un iniziato pur soggiacendo a dogmi assurdi ed anti naturali, mostrando di credere ad un insieme di leggende di poco pregio, esprimenti una morale ed una attitudine inferiore, frutto di un’etica levantina e mercantile estranea all’animo indoeuropeo, allora si può essere sicuri di trovarsi di fronte ad un lestofante. Ovviamente egli è preparato a recitare un copione nutrito di mille esempi e riferimenti: cristi solari, soli nascenti, arcangeli benevolenti, madonne di ogni forma e colore, graal a profusione, spade nella roccia, tarocchi, cabala, simboli ermetici, lunazioni, percorsi diurni e notturni, con Iside e con Osiride, oracoli caldaici, e naturalmente, di riffa o di raffa, ci saranno di mezzo sempre e comunque i templari, e, statene certi, uno di loro sarà l’unico, vero, autentico, legittimo, Gran Maestro dei Templari, con tanto di capelli acconciati alla maniera di Luigi XVI.

Il vero ambito esoterico, anticamente incarnava una dimensione superiore, ma organica e collegata alla condivisione della liturgia familiare ed alle altre forme di culto pubblico e privato, perchè il punto centrale che si trova nel cerchio più piccolo è collegato ai cerchi più grandi che lo circondano e lo tutelano. Senza essere uomini pii, eludendo l’osservanza della sacralità condivisa, ogni avvicinamento alle dimensioni superiori non avrebbe senso oggi, così come non lo avrebbe avuto nei tempi antichi. E’ un uomo pio che si avvicina ai misteri, non un materialista ed intellettuale, che pensa di poter essere “iniziato” passando direttamente dal laicismo alla conoscenza superiore e segreta. Passare da uno stato laico, profano e materialista all’iniziazione (restando in attesa di sapere cosa sia) è una pratica illusoria, ingannevole e sviante. Non esiste una conoscenza iniziatica ed una ricerca spirituale che possa essere compiutamente praticata al di fuori di un contesto sacro declinato secondo una Tradizione, e confondere questa con pratiche psichiche di ispirazione filosofica, significa volersi fermare a metà strada, per qualche forma di accomodamento e di compatibilità con una vita “normale”, che un vero iniziando dovrebbe inevitabilmente allontanare da sé e successivamente dissolvere.

L’arte suprema, che si manifesta e si trasmette grazie alla natura di chi fa emergere e fluire nuovamente in sè il Sangue Reale, il San Graal, è altro rispetto a questa pantomima per mestieranti, che spesso traggono fonte di sostentamento dalla diffusione di questi canovacci stantii. Quando parliamo di mestierani parliamo proprio di persone che vivono a volte leggendo i tarocchi o vendendo le proprie apparizioni nelle conferenze, e che mendicano qualche spicciolo per i loro “iniziaticissimi” articoli per riviste. Cosa si potrebbe aggiungere ancora in merito?

Come scrivevamo, l’esoterista universale, che vola oltre le “religioni” e si pone in una dimensione di “conoscenza pura” è un mito dell’esoterismo ottocentesco, che si muove tra poco chiare dinamiche cabalistiche, massoniche, teosofiche, antroposofiche, guarda caso spesso conviventi con forme di deviazione psichica di origine abramitica, che altro sono, e non sono certamente Tradizioni, ed in ogni caso non la nostra Tradizione avita.

Ed in questi secoli bui, a coloro i quali fu dato raggiungere vette di conoscenza di sé e consapevolezze di ordine superiore, certamente mancò una parte essenziale dell’insieme spirituale che costituisce la nostra unità interiore, ovvero la nostra Religione pubblica, per lunghi secoli negata ed avversata con la violenza, lo sterminio e la strage da uomini indemoniati, preda di forze oscure.

Altro è, e nessuna differente via ci è propria, il ritorno “visibile” al Fuoco sacro dei nostri Padri antichi, che arde imperituro, ab antiquo, nei luoghi sacri della nostra Tradizione, a partire dal “Fuoco dei Lari” della famiglia, la prima e più antica istituzione sacra.

A quel punto, ripristinato quel contesto, chi possiede effettivamente le qualità per percorrere per intero il cammino superiore, potrà farlo con immensi sacrifici e rinunce, certo che  tutto ciò gli appartiene non in termini egoici ed individualisti, ma in quanto partecipe di un destino di Terra, Sangue e Cielo, che risiede nelle sue vene e nella sua anima.

Francesco Di Marte.

2 pensieri riguardo “I pericoli del neo-esoterismo e le facili “iniziazioni”

  • giugno 3, 2017 in 2:29 pm
    Permalink

    Articolo molto interessante complimenti sinceri all’autore. Si può chiedere un chiarimento? Se ho ben inteso nel testo i Penati sono definiti i propri antenati ma io li avevo sempre riferiti alla frase omnes dii qui domi coluntur cioè gli Dei che si onorano in casa [Penus luogo riposto] rappresentati con piccole statue [a volte la Fortuna o altri]. Comunque Dei non antenati. Non è una polemica con questa diversa indicazione volevo solo capire su cosa poggia e se ho inteso bene. Grazie.

    Risposta
  • agosto 10, 2017 in 3:59 pm
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    Condivido in pieno i contenuti di questo articolo ….mi piacerebbe conoscere l’autore per condividere la mia esperienza personale in merito….

    RosaLia

    Risposta

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