L’essenza eroica della vita dei lupi al tempo del mondo delle pecore.
“Può darsi che un mondo tramonti, che i cieli definitivamente si chiudano sopra i destini delle genti d’Occidente. Ma può darsi anche che la trasfigurazione avvenga. Allora l’aver tenuto vivo oggi, fra le grandi, fantomatiche masse in moto dell’età oscura, il segno di quella Sapienza e il contatto con quelle Forze, avrà un significato universale. La sottile e invisibile catena di pochi uomini sparsi e sconosciuti, sarà quella stessa che sboccherà nel filone centrale e regale di una grande corrente di visioni e di potenze, di una grande tradizione di liberi e di liberatori”.
Julius Evola.
L’aspetto più significativo legato alla riemersione visibile della Religione italico-romana, avvenuta nel secolo scorso, anche per merito di Julius Evola, è rappresentato non dalla sua (limitata) diffusione, ma dal fatto che essa incarna non il passato ma la normalità. La pura e semplice normalità, priva di ipnosi, superstizioni, dogmi assurdi e verità rivelate pseudo-religiose o ideologiche.
Se per alcuni è stato possibile ripristinare un ordine ed un’armonia esistenziale, espressione della propria natura profonda e del proprio sangue, il fatto che, al contrario, le masse siano ancora vincolate ipnoticamente alle varie forme di decadenza spirituale o di materialismo puro, non è questione che sostanzialmente possa riguardare chi ha compiuto un luminoso percorso dentro di sé.
Prima il cristianesimo, poi il positivismo, il giacobinismo, il marxismo ed infine il materialismo liberal-capitalista, infettando la mente umana, hanno cercato di affermare se stessi attraverso il mito illusorio del numero.
Secondo questa prospettiva, qualsiasi forma di degenerazione, di involuzione spirituale, di abbrutimento interiore, si giustifica e si legittima per il solo fatto che ad esse aderiscono milioni o persino miliardi di persone.
Se un padre di famiglia riprende il suo ruolo naturale, e all’interno del suo mondo primario, la Famiglia, ritorna sacerdote della stessa, ridiventa Pater Familias, celebra i riti, ripristina il contatto sottile con gli Antenati e siede simbolicamente a capotavola al posto del prete, figura estranea ed inquietante, in che misura questo ritorno allo splendore può essere offuscato dal fatto che altri, la schiacciante maggioranza, rimangono imprigionati nella tela di una pseudo religione di origine mediorientale piuttosto che dalle varie forme di laicismo e materialismo?
Questa dottrina basata sul numero, che vorrebbe affermare il principio che ciò che è giusto deve il suo principio di giustizia al costume della maggioranza, è quanto di più lontano da una visione del mondo sacra, aristocratica e guerriera.
Varrà la pena ricordare che la visione del mondo eroica, aristocratica e guerriera, prima ancora che religiosa, è il patrimonio essenziale della nostra stirpe, della nostra storia e del nostro sangue italico, europeo ed indoeuropeo. Essa non appartiene al passato, essendo legata non al tempo ma al sangue ad alla memoria del sangue.
Può un branco di dodici lupi mettere in discussione la propria natura ferina e la propria libertà solo perché esistono migliaia di pecore che nutrono un padrone e sono destinate al macello?
Trasformare la propria abitazione familiare in un Tempio, essere Padri-Sacerdoti e Madri-Sacerdotesse, celebrare i riti dedicati ai Lari ed ai Penati, crescere i propri figli secondo la visione eroica che fu degli italici, di Roma e di tutto il mondo indoeuropeo, può valere di meno se ci sono milioni di persone che, a causa della decadenza millenaria, vivono una vita orientata diversamente, non proiettata verso l’alto ed indifferente alla mediocrità imperante?
Tutti ragionano pensando a come salvare il mondo, cercando una soluzione buona per tutti, dimenticando di dedicarsi, in primis, a sé stessi.
La Tradizione propria non è l’adorazione del passato. Quella è solo nostalgia.
La Tradizione propria è la normalità.

