“Quando si sa chiamare l’ayawaskha, tutto ciò che è impossibile diviene facile. Non c’è errore. Non ci sono miracoli. C’è ciò che ci meritiamo di conoscere e ciò che ci meritiamo di ignorare. Questo è ciò che gli uru ignorano nella loro sapienza. Tutto è meritato. Ogni dolore, ogni malattia, viene al mondo con la sua cura. Il fatto è che ci sono dei corpi che meritano essere tutt’uno con le loro anime, così puliti che non si vedono neanche le giunture, e ce ne sono altri che meritano lo squilibrio costante, sempre orfani di qualcosa, vedovi, celibi di qualcosa, chiusi in sé stessi come una tana in un’altra tana. Come ciechi privati degli occhi. Incapaci di dare qualcosa al mondo, senza mai imparare che le anime si alimentano di offerte, le anime si alimentano offrendosi, e che più sono quanto più si danno, e più si danno, più posseggono. Colui che dà solo ciò che possiede, non dà. Dà soltanto chi dà se stesso, la sua vita nella terra di questa vita. Sì, amico Soriano, le anime si nutrono nutrendo. E la cenere diventa acqua quando un assetato la bacia.” (Ino Moxo)

