Il nome del mese di Febbraio, dal latino Februarius, deriva dal verbo “februare”, di radice italica, vale a dire “lustrare”, “purificare”, “ripulire”. Questo mese, il secondo dei due mesi aggiunti da Re Numa al calendario primordiale di soli dieci mesi, è appunto un mese dedicato alla purificazione interiore ed esteriore. Sul piano della vita materiale, il clima invernale spesso ci costringe a scelte insalubri: passiamo chiusi in casa buona parte del tempo, mangiamo cibi più grassi e conservati in luogo di cibi freschi e vitaminici; questo era ancora più vero in passato, in una economia di tipo contadino.

A Febbraio, nel clima europeo centrale, occidentale e meridionale, nonostante sia comunque uno dei mesi più freddi dell’anno, spesso torna a spuntare il Sole, a squarciare il fitto velo di nebbie e di nubi. Il freddo secco di questa stagione spesso scatena in noi le febbri, ossia fa sì che il nostro corpo inizi a februare i germi accumulati durante l’inverno, durante il quale abbiamo respirato aria viziata e siamo stati lontani dall’influsso benefico della montagna, del mare e degli spazi aperti della campagna.

Sul piano spirituale, invece, l’Inverno è associato, nella tradizione romano-italica e nelle tradizioni europee, all’assalto che le potenze oscure e caotiche portano verso il Cosmo, quest’ultimo protetto da divinità guardiane quali il Marte romano-italico, Mercurius Lugos (Lugh) per i gallo-romani, nonché gli stessi Giano e Saturno; è altresì teatro della lotta tra Saturno, il coltivatore, il Re, contro Silvano, la bestia feroce, il malanno, il maltempo, il predone, l’Uomo Selvatico: il mito del Re dell’Estate contro il Re dell’Inverno delle più tardive leggende celtico-insulari.

Posto che, in un contesto cultuale romano-italico, Febbraio è l’ULTIMO mese dell’anno, e non il secondo come spesso si crede, confondendo il calendario civile con quello religioso, e che Marzo rappresenta il ritorno della fase attiva dell’anno, dedicata alle attività della guerra e dell’agricoltura, troviamo che le purificazioni di questo mese, legate all’idea del ritorno della Luce che dissipa le nebbie, sono da inquadrare in una sorta di celebrazione pre-primaverile, come se una Primavera “occulta”, “fredda”, fosse necessaria prima dell’esplosione vera e propria della rinascita primaverile.

Le due Feste romano-italiche connesse a questa ideologia e prassi rituale erano i Februalia ed i Lupercalia; questi ultimi cadevano il 15 di Febbraio, mentre non si sa con esattezza quando cadessero i Februalia, dato che Ovidio non ne parla nei suoi Fasti. Dei Lupercali abbiamo una trattazione piuttosto esauriente, sia antica quanto cristiana (con intento denigratorio). Questa Festa fu istituita nell’Urbe dopo che un oracolo, interpellato a proposito della sterilità di molte donne romane, rispose con l’enigmatico “Itale madri, che un caprone vi fecondi”, anche se possiamo supporre che sia sempre esistita fin dalle più remote origini indoeuropee, o persino da tempi precedenti, dell’Ethnos dei Latini, anche perché possiamo osservare rituali simili, nel passato e nel presente stesso, presso altre genti d’Europa e nel mondo indoeuropeo.

Non entrando nel merito della descrizione minuziosa di queste Feste, per la quale rimando alla bibliografia presente alla fine dell’articolo, passo brevemente a descrivere questo rituale: si celebrava Fauno Luperco, hircus, vale a dire Lupo e Capro assieme (oltre che Uomo…), cacciatore e preda, selvaggio ma anche benevolo ed oracolare, ipostasi del Signore degli Animali, una delle prime divinità conosciute dall’Uomo Europeo, affine a Pan Lycaeus, a Cernunnos, al Veles degli Slavi…

Fauno, affine e “doppio” di Silvano, era però considerato benevolo fecondatore e protettore dei campi e dei boschi a ridosso della città degli Uomini, vale a dire la forma di Silvano nella stagione ordinata, dopo che la lotta con Saturno si è conclusa con la reintegrazione e la riappacificazione dei due Numi. Al termine del sacrificio al Dio, che veniva detto anche Februo, il quale avveniva nella grotta in cui Romolo e Remo furono allattati dalla Lupa (anche qui in analogia con il simbolismo di questo animale), venivano assegnate alcune strisce di pelle degli animali sacrificati a due confraternite di giovani uomini mascherati, che, correndo ed urlando come forsennati attorno al Palatino, colpivano a destra e a manca, frustando soprattutto le donne, con scopo purificatorio. Le due confraternite erano legate al nome di Romolo e di Remo e si suppone che corressero in direzione antioraria, ossia nello stesso verso con cui era stata fondata l’Urbe, vale a dire in una direzione legata alla purificazione ed al mondo infero.

I Lupercali furono tra le ultime feste ad essere abolite dai cristiani, anche perché, in una forma folkloristica e non più religiosa, erano molto sentite dalla popolazione; non a caso essi sono considerati gli antenati diretti del Carnevale, in particolare di alcuni carnevali regionali non solamente italiani; anche la festa di S. Valentino, legata agli “innamorati”, ha radice in questa festa, connessa al periodo dell’anno in cui, nonostante il freddo, spuntano le prime gemme, i primi animali iniziano ad accoppiarsi ed i più precoci, come le pecore, hanno già i primi agnelli.

In una serie di articoli apparsi sulla rivista Arya, rivista degli Esploratori Hesperiani, è già stato affrontato il tema delle sopravvivenze folkloriche dei Lupercalia e di come si ripropongano quasi uguali, ad esempio, nel fenomeno dei “carnevali” alpini (in contesto italico, austriaco e sloveno) dei Krampus, le maschere demoniache che corrono all’impazzata bastonando e sferzando, a malapena trattenuti da S. Nicola, qui a rappresentare Saturno, in una cristianizzazione di superficie; tali articoli, oggi di difficile reperibilità, saranno ripubblicati, in forma aggiornata, sul blog e sulla rivista cartacea di Perennitas.

Per quanto riguarda i Februalia, sempre che questo fosse davvero il loro nome, abbiamo alcuni accenni da parte di autori tardi, che affermano come Iuno (Giunone) venisse celebrata, in epoca tarda, assieme a Fauno nel giorno dei Lupercalia, con il nome di Februa (o anche di Februata, Februlis, Februta oppure Februalis), un nome di origine etrusca o sabina che rimanda agli stessi concetti di purificazione. All’inizio del mese, il 1° di Febbraio, veniva però festeggiata la Dea con il nome di Iuno Seispes, Sospita, vale a dire “propizia” o “salvatrice”, un aspetto ben diverso dalla Giunone che conosciamo tutti per via dell’identificazione con la greca Hera.

Iuno Seispes è dotata di lancia e vestita di pelle di capra e chiaramente siamo di fronte ad una ipostasi femminile del binomio Februa\Februo. Questa Dea era invocata affinché bruciasse e dissolvesse i malanni portati dall’inverno, con particolare attenzione alle febbri di natura paludosa che infestavano l’Italia dell’epoca. L’archetipo divino era anche in relazione ad altre forme divine dell’Italia antica, quali la campana Kirke (Circe), la umbro-picena Cupra, l’Angitia domatrice di serpenti dei Marsi, la Giunone Regina di Veio, nonché agli aspetti più reconditi di Diana che vanno a sconfinare nella sfera di Feronia (come Seispes sta al Capro, Feronia sta al Lupo…) ed in particolari aspetti di una divinità sovrana e vastissima quale Ecate.

Nella Cisalpina questi aspetti legati alla Luce, alla purificazione, al farmaco e alla guarigione, alla Signora degli Animali, sono legati a deità come la retica e venetica Reita o Reithia, una Dea dalla sfera d’azione vastissima e dal culto probabilmente più antico dei popoli che ce l’hanno tramandata; questa Dea, alla radice di culti anche extra-italici presso i Celti ed i Germani (le analogie con Frigg e Freya non si sprecano e sono confermate dal dato del folklore delle zone dove le due influenze, italica e germanica, con intermediazione celtica, vanno a sommarsi), come Ecate porta la Chiave dell’Esistenza, custodisce le strade, è Trivia, triforme (“triaui” in venetico, “trittia” in gallico), rappresenta il Sole nel suo aspetto femminile legato alla generazione (rispetto alla quale la Dea è “al di là”), nonché l’aspetto delle acque e della Luna, che nell’Uomo si rispecchiano nell’Anima Lunare e nella facoltà dell’Immaginazione ispirata.

Nel mondo celtico-alpino questa dea era chiamata Noreia, così importante da lasciare il suo nome ad una città e all’intera provincia romana (etnicamente gallico-pannonica) del Noricum. La Dea fu infatti sincretizzata tardivamente con Iside, e questa divinità egiziana era sincretizzata in Italia con Giunone Regina… Sempre per citare quanto il depotenziato e disconnesso folklore europeo di impronta cristianizzata abbia preso a piene mani dalla sapienza antica, basti ricordare, oltre all’arcinota sovrapposizione delle Feste di Luce e Purificazione con la Candelora e con la Quaresima, come il 14 Febbraio, alla vigilia di S. Valentino, si festeggiasse… Santa Febronia! Ogni ulteriore commento credo sia superfluo…

Il tema dell’“uscita dall’Inverno”, quasi come un vero e proprio travaglio, come un parto (simbolismo che abbiamo già visto nel Solstizio d’Inverno legato alla Dea Angerona…), al termine del quale si “vede la Luce”, con tutti i significati profondi e non meramente naturalistici che vi si possono cogliere, è più antico del tempo, vecchio come l’Uomo. Non a caso, pur con valenze anche minervali e vestali, che la tradizione italica colloca invece in periodi di poco successivi dell’anno, la festa oggi conosciuta dai neo-pagani nordeuropei come Imbolc, incentrata nel culto di Brigit e nel suo triplice fuoco (Brigantia nel continente, anche in Italia), che veniva festeggiata nel mondo celtico prima di Roma e nelle Isole Britanniche fino al Medioevo, possiede lo stesso cuore simbolico dei “Februalia” romani, sia che essi fossero festeggiati a inizio mese come pensiamo, oppure assieme ai Lupercalia, come le fonti tarde possono suggerire.

Passati il Novilunio e il Plenilunio di Febbraio, dedicati a Februa e Februo, e dopo le Feste di fine mese, dedicate agli Avi (Mani durante i Parentalia e Lari durante i Caristia e i Terminalia), l’Anno Sacro si conclude, in vista della Primavera e dell’Anno Nuovo.
Che i funesti morbi siano scacciati, che l’inverno lentamente sfumi con le ultime nevicate e gelate e che la nuova stagione, ormai alle porte, ci sia propizia sotto il segno di Marte, Aurora, Iuventas e Minerva!

Per ulteriori informazioni rimandiamo ad:
Arya n° 6, “Editoriale” e “L’Uomo Selvatico: lo spirito selvaggio delle Alpi Hesperiane”
Arya n° 7, “L’invernale lotta tra Fauno e Saturno”
Renato Del Ponte, Dei e Miti Italici
G. Vaccai, Le feste di Roma Antica
Marco Baistrocchi, Il Cerchio Magico. Riti circunambulatori in Roma antica

(Articolo apparso in precedenza sul sito ufficiale della Societas Hesperiana, a cura di Ambra Italica. Revisione e aggiornamento a cura di Federico Fregni).

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