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Lo Specchio della Consapevolezza e le lucide armi dell’Azione

Presentiamo, a più di trent’anni dalla sua pubblicazione, l’Editoriale di Mos Maiorum, Rivista Trimestrale di Studi Tradizionali, Anno II – N. 1, Solstizio d’Estate, 21 Giugno MMDCCXLVIII a.U.c. / 1995 e.v.

La profonda affinità ideale, la continuità di intenti e la stima verso l’iniziativa di Mos Maiorum sono alla base della ripubblicazione di questo scritto, così come di altri che proporremo nei prossimi mesi.

Nota: l’articolo, nella sua forma originale di editoriale, non possedeva un titolo.

Buona lettura.

“Spesso si fa fatica a notare lapalissiane verità che dovrebbero contribuire ad una lucida percezione del Mondo: ci riferiamo, nella fattispecie, al fatto che tutto ciò ch’è praticato dall’uomo decadente è decadenza. Una decadenza iniziata millenni fa, bruscamente spezzata dalla fulgurea apparizione di Roma: charisma ordinatore mai più rinnovatosi nel mondo, dopo la sua naturale consunzione. Se di volontà dietro le quinte vogliamo parlare, nell’ambito dell’Antica Guerra, è verso il cristallizzarsi della decadenza che essa si è diretta: al di là dell’apparente, radicale cambiamento, tutto è rimasto uguale da quasi due millenni. Sono rimaste uguali le Caste, anche se le superiori, almeno in occidente, sono virtualmente cancellate, affidate come sono, qui e là, ad emergenze del Sangue, mentre le inferiori dilagano senza freno, nell’ambito di strutture e meccanismi fatti a loro immagine e somiglianza, al punto da perpetrare una vera e propria inversione selettiva.

La decadenza di Roma inizia dopo la prima Repubblica, l’antica sapienza si concentra nei Collegi Sacerdotali e nell’élite delle Caste superiori, gl’inferiori, lungi dalla percezione del mondo degli Antichi Padri, sempre più si perdono nell’identificazione con sovrastrutture, nella superstizione cultuale, nel fascino della bassa magia psichica, nel progressivo materializzarsi dei propri interessi e delle proprie finalità: è il pietrificarsi del mondo. La storia stessa di Roma si banalizza, si perde la percezione spirituale degli avvenimenti, al punto che la stessa lotta fra Marc’Antonio e Ottaviano appare, quasi come agli occhi dei contemporanei, come una contrapposizione di potere, anziché l’affermarsi del migliore, del più adatto ad incarnare il principio carismatico dell’Urbe, verso il ricongiungimento con quell’asse stabilito, tanti secoli prima, in Cortona. E man mano l’elemento Vitale si corrode e scompare, gli abitanti della Città Sacra sono, per la massima parte, siriaci, levantini, schiavi e discendenti di schiavi, al punto che, nella contrapposizione fra Costantino e Massenzio, è il peggiore a trionfare, il più inconsapevole della sacralità dell’Urbe e della sua missione nel mondo.

Spentosi il Fuoco di Vesta, da cui l’Urbe traeva il proprio nutrimento sacrale, la città e l’Impero vengono abbandonati agli eretici di Galilea, gente di bassa genía, incapace di vedere l’intima natura delle cose, identificantesi invece con sistemi filosofici strutturati a sua immagine e somiglianza. Da allora, solo più tentativi di restaurazione: meteore luminosissime in un cielo divenuto nero, tutte destinate a spegnersi, dopo un guizzo divino. Non vi son più Caste in grado di capire, d’incarnare; di dominare il demonismo tellurico che pervade l’Impero.

E’ qui, in questo clima ed in questo ambito, che va incentrata la visione che contrappone l’antica Religiosità con il concetto attuale di religione. L’evoluzione è un mito, le leggi sacrali che regolano la Manifestazione, l’Universo tutto non cambiano di certo perchè gli omuncoli sono incapaci di percepirne l’intima essenza, incapaci peraltro di sopportare il peso della Sapienza stessa. Non è l’Universo che cambia: è l’uomo che decade.

Un po’ come accade ai contemporanei, che cercano in tutti i modi di stordirsi, di trovare conferme nella coralità delle masse, che fanno di tutto per sfuggire al gelido verdetto dello specchio, che s’illudono d’essere qualcosa, ogni volta che riescono a far accettare una parvenza, una recita ai loro simili – che per far questo s’ammazzano di fatica. Rigidamente evitando ogni occasione che possa condurli di fronte a se stessi ed alla realtà delle cose.

Non più Armonia con la Manifestazione, armonia con la Natura tutta e con la propria natura profonda, finzione, illusione, sogno malato. Ed ecco che la decadenza diventa, per loro, Età dell’Oro. L’Unicuique suum dei Padri deve cedere il posto alla prevaricazione, alla recita grottesca degli infimi che scimmiottano gli Antichi Padroni, usurpandone le funzioni che, in assenza di Dignitas, perdono ogni carisma sacrale, per farsi veicolo d’emergenze dal basso, d’effluvi demonici, come nel mondo dell’uomo, anche nell’invisibile s’effettua l’inversione, è l’inferiore a dominare il mondo là dove regna l’Ordine, il Chaos.

Non più sottoposti alle leggi della gerarchia Ontologica, gli omuncoli s’arrogano forme che ad essi non competono, rendendole prive d’ogni contenuto. E questo schema deve durare, deve durare la rivolta degli schiavi che son divenuti incapaci d’obbedire, di riscattare, con la fedeltà, il proprio disordine interiore. Ed una volontà dietro a tutto questo.

Ed ecco che la decadenza, evento naturale, passaggio obbligato verso la catarsi ed il rinnovamento, deve cristallizzarsi, deve perdurare, perchè perduri l’usurpazione degli infimi. Ed allora ogni principio naturale deve venir obliato, ogni conoscenza deve venir inquinata, ogni struttura, ogni forma, ogni idealità che possan farsi porta e ponte verso l’armonia e l’antica sapienza devono venir distrutte, negate, obliate.

Il dominio sapienziale delle forze della natura diviene titanica lotta contro di queste, il Rito come strumento di potere viene demonizzato, sostituendovi una vuota cultualità, le Leggi che dal Rito dall’Ordine discendono, divengon frutto di compromesso fra gli omuncoli pietrificati, lo Stato, la società, non più quadrato divino sul cerchio del Caos, divengon realtà artificiale, dal basso, regolata da norme cerebrali, avulso dalla realtà del mondo, della natura, dell’Armonia.

Basta questo squarcio a farci balenare una visione del contesto attuale al di là dell’apparenza veicolata dall’abitudine, nessun settore ne è immune. I ribelli hanno la forza del numero, il dominio del materiale, loro unico dio, i loro culti sono idealità consolatorie, praticati per non affogare nell’aridità e nel vuoto in loro lasciati dalla scomparsa dell’Essere Umano.

Chi è contento cosi, si crogioli. Chi è contento d’illudersi d’essere qualcosa, dell’illusione pure si soddisfi, tralasciando di capire che fra illusione e realtà v’è un abisso valicabile solo con le armi della consapevolezza e dell’azione. Ma non tutti sono così.

Dal momento in cui l’apostata Costantino spense il Fuoco di Roma, per vie sotterranee la Fiamma è stata mantenuta in vita e trasmessa, serpeggiando fra le epoche, dando vita alle folgoranti meteore che han punteggiato il buio di questa decadenza, il filo d’oro è intatto, dipende da noi, soltanto da noi, il potervisi riconnettere.

Quod bonum sit”.

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